Luigi Rocca

Luigi Rocca è un pittore iperrealista nato in provincia di Udine nel 1952.

Dopo aver frequentato il Liceo Artistico a Venezia, si trasferisce a Torino, dove completa i suoi studi artistici. Fino al 1980 il Figurativo diventa l’oggetto delle sue creazioni, ma pure il Paesaggio lo affascina: guarda al passato, ma con occhio attento al presente.

Nel 1980 ritiene concluso quel ciclo di esperienze che pure gli avevano offerto i mezzi per vivere. L’America, ed in particolare gli Stati Uniti, lo affascinano. Così, senza perdere di vista il Realismo tanto amato, la sua pittura diventa più attuale.

Nel 1985 una sola mostra, quella della Galleria Viotti di Torino, lo consacra nella sua città d’adozione come uno dei più prestigiosi rappresentanti di quel genere pittorico tanto discusso. Da quel momento, comincia ad esporre a Portofino e all’Art Expo di New York, e negli anni successivi vengono allestite numerose personali tra New Orleans e San Francisco.

Dal 1996 Luigi è tornato a vivere a Venezia, ed espone le sue opere presso la sua galleria di riferimento, l’allora Melori & Rosenberg – oggi Ghetto Et Cetera – del Campo del Ghetto Nuovo. Da allora, in stretta collaborazione con la Galleria, ha esposto le sue opere in mostre personali di grande prestigio e in collettive itineranti esposte in musei e fondazioni.

Harry Mensing ha contribuito allo sviluppo della carriera di Luigi Rocca negli ultimi anni: dal 2006 gli ha organizzato molte mostre personali presso le sue Gallerie d’arte a Monaco, Hannover, Francoforte, Berlino e Amburgo e lo ha reso famoso anche in Germania. Le Gallerie Arnot di New York hanno esposto i suoi quadri con enorme successo fino alla chiusura nel 2020.

Nel 2022 ha esposto le sue opere in Galleria in una doppia personale con Donatella Chiara Bedello, sua allieva, intitolata “2 Painters in a Bubble“, e nel 2023 in una personale intitolata “Looking for America“.

 

 

 

 

“Luigi Rocca racconta New York tramite una tecnica pittorica imparata dagli Iperrealisti Americani, che affinarono negli anni Sessanta una tecnica di riproduzione che rasentava l’illusionismo mimetico. Nei suoi quadri, l’arte e la fotografia si sovrappongono così tanto che l’artista considera l’ultima come un mezzo per ricostruire la realtà senza che essa limiti il piacere di dipingere in libertà.

Vibrazioni di colori e sprazzi di luce si mischiano infatti nelle sue vedute, lasciando al nostro occhio il compito di ricostruirle, come nei quadri impressionisti o, paradossalmente, in fotografi “pittorialisti”. E’ in realtà dai paesaggi degli impressionisti della fine del diciannovesimo secolo quali Grimshaw, Eakins o Caillebotte che Rocca ha tratto la miglior lezione e ragione della sua forza creativa. I suoi quadri, così come i loro, esprimono un’emozione urbana che irrompe con sorpresa e desiderio.”

Dr.ssa Elisa Capitanio